Zagor Top Ten

L'articolo pubblicato il 30 gennaio 2024 sul magazine online uBC (che nel 2026 festeggerà trent’anni di attività), nasce dall’invito di Marco Corbetta – autore del blog zagorealtro.blogspot.com – su segnalazione di Marco Gremignai. Ho così contribuito alla rubrica Zagor Top 5 (e varianti 5+5), dove appassionati e addetti ai lavori hanno scelto e commentato le loro storie preferite dello Spirito con la Scure. Di seguito trovate la riproposta del pezzo, a cui ho apportato delle leggere modifiche, mentre lo scritto originale lo travate a questo link.

I mondi di Zagor (©Sergio Bonelli Editore) immaginati dall'AI di 
Microsoft Copilot, e qualche ritocco con Paint.

Tutto è cominciato nel lontano 1992 quando, alla Fortezza da Basso a Firenze in occasione della mostra Zagor, un’avventura lunga trent’anni, una domenica di novembre conosco due persone che avranno un ruolo importante per la mia vita: il primo è il pugliese Angelo Palumbo (secondo me, uno dei più grandi esperti della saga zagoriana), destinato a diventare un amico speciale; il secondo è il toscano Moreno Burattini, allora giovane autore zagoriano, con ancora addosso le incertezze di chi, entrando in Bonelli, si trova al cospetto di tanti illustri sceneggiatori e disegnatori. In quell’occasione Palumbo aveva un appuntamento con Burattini per consegnargli il dattiloscritto di un articolo zagoriano per Dime Press. Dopo quel fatidico incontro, nel giro di pochi mesi, entrai anche io a far parte dello staff della rivista edita da Antonio Vianovi. Gli Zagor Index probabilmente non sarebbero mai nati senza quel giorno novembrino a Firenze. Fatta questa necessaria premessa, eccomi all’elenco delle storie che ho scelto: non sono un lettore unicamente nostalgico; so da dove vengo ma so anche spingermi verso il nuovo. Un po’ come Ulisse, che sogna la sua Itaca ma allo stesso tempo è attratto in maniera irresistibile dall’ignoto. Entrando nel merito delle mie scelte, avrei potuto indicarne almeno altre dieci di Nolitta, diverse di Toninelli e dello stesso Sclavi, altre sette/otto di Boselli e Burattini… A questo punto, però, la formazione è fatta, lo schema altrettanto, quindi, senza indugi, andiamocela a giocare.

Odissea americana (albi 87-89), di Nolitta & Ferri

Odissea americana è una storia iconica della saga zagoriana. Lo è perché Nolitta ha condensato in un solo racconto tutti gli ingredienti principali della serie. Innanzitutto c'è il fiume, l’immaginario Tallapoosa, le cui anse celano una discesa in una sorta di conradiano cuore di tenebra. Il fiume diventa la metafora della scoperta di nuovi orizzonti narrativi, dove lo stupore del lettore è lo stesso dei protagonisti. La storia è inoltre un viaggio nell’animo umano e, com’è consuetudine in Nolitta, tutti i sopravvissuti scopriranno lati dei rispettivi caratteri, sconosciuti persino a loro stessi. Zagor si rivela al lettore in una duplice veste: da un lato l’eroe invincibile, saldo e luminoso, dall’altro l’uomo vulnerabile, attratto dalle seduzioni delle Sirene di Ulisse evocate da Battiato. È di fronte all’immagine lacerante dei suoi genitori (cfr. La nebbia infernale) che il Nostro si scopre bambino, ricondotto con forza a quel giorno fatale di Clear Water (cfr. Zagor racconta, albi 55-56), quando la tragedia incise per sempre la sua anima.

Oceano (albi 96-99), di Nolitta & Ferri

L’avventura del titolo sopra è una tra le più significative della saga zagoriana. Anche in una storia di qualche anno prima, Il mostro della laguna (albi 41-43), Nolitta aveva scritto un'avventura esotica e marinara coinvolgente, ma con Oceano ha raggiunto i suoi vertici assoluti. Nolitta ha fatto incontrare in questa avventura dei protagonisti dalla forte personalità, in questo caso il capitano Fishleg e il cercatore di tesori di Digging Bill. Coadiuvato da un ispirato Gallieno Ferri, lo sceneggiatore ha immerso i protagonisti in un caleidoscopico scenario avventuroso: dalle bettole di Port-Au-Prince, alle isole infestate dai pirati, alle discese verniane nei fondali oceanici, ai tesori nascosti e maledetti. Ogni momento del lungo racconto presenta dei personaggi singolari, ognuno simbolo delle varie sfaccettature della narrativa avventurosa. Ma l’abilità di Nolitta è quella di dare a questi personaggi, da Hammad l’Egiziano a Capitan Serpente (che rappresentano di per sé dei cliché), una nota profonda di malinconia, donando loro un’immortalità letteraria. 

Terrore dal sesto pianeta (albi 178-182), di Nolitta & Ferri/Bignotti

Siamo nel 1980. Noi lettori non lo avremmo mai immaginato: questa sarà l’ultima storia di Zagor scritta da Guido Nolitta. Le uniche eccezioni saranno i primi cinque Speciali di Cico, usciti dal 1979 al 1983. Il commiato dal suo primo personaggio di successo è in grande stile, con un’avventura classica solo in parte. L’incedere lento e analitico dello stile nolittiano è quello consolidato della Golden Age; eppure all’interno di una sceneggiatura che privilegia una suspense crescente, Nolitta inserisce elementi claustrofobici tipici della letteratura distopica. Darkwood – luogo primario della sperimentazione Akkroniana – e i suoi abitanti stanno infatti vivendo un incubo orwelliano. Ma da lontano arriva una Magia senza tempo e Zagor, come hanno previsto gli Dèi della mitologia pellerossa, sarà il predestinato incaricato di sconfiggere i terribili avversari con le armi del leggendario Rakum, l’Eroe Rosso. Gli spunti su cui Sclavi e poi Boselli e infine Burattini si baseranno per dare a Zagor un’aura leggendaria e mitica nascono proprio dall’ultimo Nolitta.

Terra maledetta (albi 241-243), di Toninelli & Ferri

Un Marcello Toninelli ai suoi vertici creativi ha fuso con abilità l’avventura psicologica e le ambientazioni fantastiche, un po’ come ha fatto Nolitta in Odissea americana. L’avventura è anche e soprattutto un viaggio in un luogo dove la natura ha seguito un’evoluzione al di fuori delle regole conosciute, come nel romanzo Un mondo perduto di Arthur Conan Doyle. In un’atmosfera da incubo, attraverso una terra popolata da terribili creature, il gruppo di uomini è costretto a convivere con un angosciante e opprimente senso di impotenza e imminente tragedia. La narrazione ha infatti il ritmo dell’epos omerico, dove i sopravvissuti restano segnati ineluttabilmente dal tragico destino che ha falciato alcuni dei loro compagni d’avventura. L’ambientazione fantastica mette particolarmente a suo agio Gallieno Ferri e lo si nota dalla spettacolarità di tantissime sequenze.

È di fronte all’immagine lacerante dei suoi genitori che il Nostro si scopre bambino, ricondotto con forza a quel giorno fatale di Clear Water, quando la tragedia incise per sempre la sua anima.

Incubi (albi 275-280), di Sclavi & Ferri

Quale potrebbe essere la reazione dell'eroe se messo di fronte al crollo delle sue certezze e delle sue utopie? Partendo da questo spunto Scalvi ha realizzato un episodio in cui Zagor trova a confrontarsi con una realtà aliena, ed essere indotto, in un'altra realtà ancora, alla follia e quindi al suicidio come liberazione dai suoi irreali incubi. È una storia in cui Zagor si innalza a figura mitica, seguendo l’input lanciato da Nolitta nella precedente storia con lo scienziato pazzo. Il ruolo di Hellingen qui però non è quello classico della narrativa avventurosa: per Sclavi è l'altra faccia della luna (quella oscura e nascosta) dell'eroe stesso, in una sorta di visione apocalittica e opprimente. Ma dagli abissi della psiche – ci suggerisce Sclavi – si può riemergere e, nel finale, l’eroe ritrova il suo centro nel Cerchio della Vita. Gallieno Ferri ha realizzato qui una delle prove più alte della sua produzione.

Passaggio a Nord Ovest (albi 345-348), di Boselli & Marcello

In un’avventura di mare come questa, Boselli non poteva lasciarsi sfuggire l’occasione di recuperare un importante personaggio come il capitano Fishleg e la ciurma della Golden Baby. La versione che Boselli fornisce del personaggio è di indubbio fascino: Fishleg acquisisce una connotazione solenne e meno romantica rispetto alla caratterizzazione nolittiana. Il Fishleg che scrive il diario, oltre ad avere una funzione didascalica, è un autentico colpo di genio. Uno dei motivi di maggior fascino della storia è l’insolita ambientazione artica. Inoltre, l’inserimento di tre grandi personaggi aggiunge spessore all’avventura: Lord Fraser, Lady Emma e il controverso Nat Murdo, impegnati alla ricerca del mitico Passaggio a Nord-Ovest. Nei fisiologici momenti di relax – aggiungo – lo sceneggiatore approfondire la caratterizzazione dei personaggi con le canzoni: attraverso le liriche si rafforzano i vincoli di amicizia, ci si lascia andare ai ricordi, si pensa a un amore perduto o lontano…  A interpretare la sceneggiatura troviamo uno stratosferico Carlo Raffaele Marcello.

Il terrore dal mare (albi 386-388), di Boselli & Andreucci

In una Port Whale tenebrosa e in disfacimento, come colpita da una strana malattia, Boselli ha costruito un’avventura riconducibile alle inquietanti atmosfere create da H.P. Lovecraft. Lo sceneggiatore ha preso come modello le storie lovecraftiane che compongono il cosiddetto Ciclo di Cthulhu, in particolare La maschera di Innsmouth. In questa nuova grandiosa saga nella saga, Boselli introduce Andrew Cain, una figura singolare che, per importanza, si pone sullo stesso piano di Nat Murdo. Cain è dichiaratamente ispirato al personaggio howardiano Solomon Kane, uno spadaccino puritano che si batte in ogni dove contro le forze del Male. Andreucci mostra di trovarsi a suo agio anche con le atmosfere horror-fantasy di quest’avventura. Il suo Zagor è talmente esplosivo che sembra voler uscire dalla pagina. Il personaggio di Cain è fedele alla lezione howardiana e la realizzazione grafica, ispirata a quella di John Buscema, ne rafforza notevolmente la descrizione letteraria.

L’uomo che sconfisse la morte (albo Gigante 2), di Burattini & Verni

Ci sono storie dotate di magia narrativa: L’uomo che sconfisse la morte rientra alla perfezione in questa descrizione. Questo è un racconto che narra di morte e di rinascita. È la storia di un Eroe e della sua leggenda e quella di un piccolo uomo che, perso sulla via del crimine, decide infine di riscattarsi e muore da Eroe. È la storia di Olaf Botegosky (il sosia dell’eroe, un cliché dei fumetti d’antan), a cui lo sceneggiatore dona una profondità manzoniana. La conversione è il momento più alto e drammatico dell’avventura, in cui il personaggio si confronta con la propria coscienza e con il proprio destino. È inoltre l’avventura di amicizie indissolubili, della tristezza infinita di Cico (di Tonka, Winter Snake e Molti Occhi), che infine percepisce una stranezza ricordando l’amico perduto: da quell’intuizione si dipana un giallo magistrale ambientato in una Darkwood resa viva e pulsante dal pennello di Marco Verni.

Terra del Fuoco (albi 583-585), di Burattini & Prisco

La trasferta sudamericana è a parer mio la saga di viaggio più complessa e interessante degli ultimi quarant’anni. Ideata e curata da Moreno Burattini è un’opera di notevole ingegneria narrativa. Terra del Fuoco è una delle ultime tappe del viaggio sudamericano: i Nostri sono giunti a Punta Arenas, sullo Stretto di Magellano. Fin dalle prime tavole si respira il profondo senso di solitudine che avvolge i pochi abitanti di quelle lande desolate. L’avventura si intreccia con la Storia, le spiagge lasciano spazio al mare, il vento e il freddo sferzano i protagonisti. L’epicità del viaggio viene esaltata dagli sguardi su panorami immensi, dalla potenza delle onde oceaniche, dal cigolio delle sartie, dalla violenza gratuita di uomini disperati, dai tradimenti inaspettati ma anche dall’incrollabile amicizia che lega Cico a Zagor. Il disegnatore Prisco sa raccontare l’avventura e ogni scenario rappresentato contribuisce alla vigorosa energia del racconto.

Monument Valley (albi 642-645), di Burattini & Kerac

Oltre ad essersi accollato l'eredità nolittiana come tutti i successori di Nolitta, dal 2007 [sino all'autunno del 2025, n.d.r.] Burattini ha anche dovuto confrontarsi con il peso della cura editoriale di Boselli. Una doppia sfida: eppure, col passare degli anni, lo sceneggiatore toscano ha saputo mettere a frutto alcune aperture concessegli dalla Casa editrice. Di fatto oggi abbiamo il suo Zagor. Questa storia, disegnata con un taglio cinematografico fordiano da Bane Kerac, ne è uno degli esempi migliori. Ancora una volta, come è capitato nella fase più recente della sua produzione, Moreno Burattini si è soffermato sulle sfaccettature dell’universo femminile: i sentimenti (Jenny), le turbe psichiche (Sophie Randall), la ribellione al machismo violento (la stessa Jenny e la sua amica Ellie May), il sacrosanto desiderio di riscatto dal maschilismo imperante nell’Ottocento (Kendra). Di questi e altri personaggi femminili ho scritto un articolo, su questo blog, intitolato Jenny e le altre. Tornando in tema, la matematica e astronoma greco-alessandrina Ipazia (la cui presenza aleggia in tutto il racconto) è il modello a cui Julia Schulz si ispira. La giovane donna, come Ipazia, ha mostrato capacità superiori a molti dei suoi colleghi accademici, ma l’ostracismo riservato alle donne molto probabilmente le avrebbe impedito di poter firmare le sue scoperte. Quindi, per ottenere i legittimi riconoscimenti, non esita a utilizzare metodi criminali. Tuttavia, non possiamo non ammirarla, oltre per la sensualità, per aver dimostrato, con il suo carattere dominante, di saper reggere in un mondo violento come il selvaggio West. Dinanzi alla sconfitta, infine, preferisce gettarsi nel vuoto, mostrando anche in questo caso il coraggio delle scelte estreme.


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