Bonelli Open

Negli ultimi tempi, il mondo dell’editoria fumettistica italiana sta attraversando una fase di profonda trasformazione, in cui tradizione e innovazione si trovano a dover dialogare costantemente per restare al passo con le esigenze del pubblico contemporaneo. In particolare, Sergio Bonelli Editore, storica casa editrice che ha segnato intere generazioni di lettori con le sue serie iconiche, si trova oggi di fronte a sfide che mettono in discussione non solo le strategie di mercato ma anche l’identità stessa del fumetto popolare. Cambiano le abitudini di consumo, i canali di comunicazione e le aspettative dei lettori, soprattutto delle nuove generazioni, sempre più attratte da linguaggi visivi e narrazioni inedite. In questo scenario così mutevole, diventa fondamentale per Bonelli ripensare a fondo la propria linea editoriale e trovare nuove modalità di dialogo con il pubblico, senza rinunciare ai valori che hanno reso grande la sua storia.

L'editore Sergio Bonelli e il suo Alter ego Guido Nolitta. ©Sergio Bonelli Editore

Sono gli anni Novanta, bellezza!

Sto seguendo da giorni il dibattito sulla crisi Bonelli, di cui molti hanno portato interessanti spunti di riflessione. Non entro nel merito delle questioni perché rischierei di dire cose di cui non ho diretta conoscenza, se non delle voci sparse. Rimando a chi non fosse aggiornato sulla complessa situazione a questo articolo di Rivastudio, che mi ha segnalato il cultore e critico bonelliano Angelo Palumbo, nonché mio caro amico. Tuttavia, questa situazione non è del tutto nuova nel panorama dell’editoria italiana. Già negli anni Novanta, quando Sergio Bonelli era ancora saldo al timone, si era assistito a una rigogliosa fioritura di nuove testate, frutto del grande successo del Dylan Dog di Tiziano Sclavi, esploso sul finire degli anni Ottanta. La sovrapproduzione di quel periodo portò alla nascita di molti titoli, alcuni dei quali riuscirono a conquistare il pubblico, mentre altri incontrarono maggiori difficoltà.
L'alba dei morti viventi, di Sclavi e Stano, DD #1. ©Sergio Bonelli Editore
Qualcosa è cambiato

Negli anni successivi, soprattutto nei primi anni Duemila, Bonelli si trovò costretto a fare delle scelte difficili: diverse serie vennero chiuse nonostante fossero apprezzate dai lettori. Un esempio emblematico è Nick Raider, che raggiunse il traguardo dei duecento numeri prima di concludere la sua corsa. Altrettanto significativo fu il destino di Mister No, una delle creazioni più care a Sergio Bonelli, che rappresentava un vero e proprio punto di riferimento per gli appassionati. La chiusura di queste testate è il segno di come il mercato editoriale sia da diverso tempo in costante evoluzione e richieda continue riformulazioni della propria proposta editoriale.

 Una nuova vita, Mister No #379, di Nolitta e Di Vitto/Diso.
 L'ultimo volo di Mister No.
©Sergio Bonelli Editore
Il segno del coraggio

Considerando quanto accaduto in passato, risulta chiaro come Sergio Bonelli Editore debba oggi adottare un approccio comunicativo innovativo e rivedere in profondità la propria offerta editoriale. Solo attraverso un vero rinnovamento sarà possibile rispondere con efficacia alle nuove sfide del mercato, mantenendo però saldi i principi e i valori che hanno reso la Casa editrice un punto di riferimento per generazioni di lettori. Occorre, dunque, guardare al futuro con creatività e coraggio, senza dimenticare le lezioni del passato.

Il Martin Mystère di Alfredo Castelli,
il ponte tra le due epoche della SBE.

Un classico esempio

A tal proposito, considero che alcune storie di Zagor degli ultimi quindici anni siano più moderne rispetto alle idee, indubbiamente legittime, del manipolo di nostalgici attivi nelle varie community zagoriane. Però, occorre far conoscere queste proposte ai giovani e, magari, qualcuno interessato lo si trova di sicuro. Limitandomi a un solo esempio, comunque significativo, alcuni ragazzi di mia conoscenza, già lettori di Fumetti Bonelli recenti, sono rimasti colpiti dai disegni di Anna Lazzarini, il cui segno si avvicina molto alla sensibilità dei più giovani. Ho voluto accendere i riflettori su una testata storica per dimostrare come l'innovazione grafica non sia appannaggio esclusivo di titoli come Dylan Dog o Dragonero. Anche qui, infatti, trovano spazio autori capaci di scardinare la nobile tradizione bonelliana con narrazioni visive inedite. Del resto, in Tex questa innovazione grafica è in atto già da alcuni decenni.

Yellow Rocks, Zagor #686, di Burattini e Lazzarini. ©Sergio Bonelli Editore.

La sfida del marketing per Sergio Bonelli Editore

Dimentichiamo pure le tirature record degli anni Settanta: oggi il contesto editoriale è completamente cambiato e non è realistico aspettarsi lo stesso livello di successo quantitativo. Per questo è di vitale importanza avviare un'azione di marketing mirata, fondamentale per rispondere alle nuove dinamiche del mercato e alle mutate abitudini di consumo dei lettori. Solo attraverso un approccio innovativo e focalizzato sarà possibile rilanciare le storiche serie e far conoscere le nuove, mantenendo vivo il dialogo tra tradizione e modernità che ha sempre contraddistinto la SBE. In questo modo, Bonelli potrà affrontare con coraggio e creatività le sfide di oggi, continuando a rinnovarsi senza perdere la propria identità.

L'anello di fuoco, DN - Mondo Oscuro #19,
di Enoch e De Fabritis.
©Sergio Bonelli Editore
Un patrimonio da valorizzare

È indispensabile intervenire, aggiungo, per proteggere e valorizzare l’immenso portafoglio di opere della Sergio Bonelli Editore, non solo una ricchezza editoriale, ma un vero e proprio patrimonio culturale che appartiene a tutto il Paese. La sua tutela non riguarda esclusivamente coloro che, come chi scrive, sono cresciuti accompagnati dalle storiche pubblicazioni Bonelli: si tratta di un compito che coinvolge anche le nuove generazioni e chi, magari, oggi non conosce ancora questo universo narrativo.

Gli amanti del Rio Grande, Color Tex #17, di Rauch e Scascitelli.
©Sergio Bonelli Editore
Futura

Se la crisi attuale sarà davvero lo stimolo per una nuova rinascita, ci sarà la concreta possibilità che, in futuro, anche chi oggi ignora la ricchezza delle storie Bonelli possa scoprirle e appassionarsene. Questo incontro potrà avvenire attraverso forme e canali diversi, magari sfruttando anche nuovi supporti digitali, in linea con i tempi che cambiano e le abitudini di consumo in evoluzione.

Perché, come si è visto, innovare significa anche saper offrire le proprie storie laddove il pubblico può trovarle, senza rinunciare alla qualità e al valore culturale che da sempre contraddistingue il marchio Sergio Bonelli Editore.

Tex Willer #80, di Giusfredi e Valdambrini.
Una serie che sta reinterpretando con uno stile moderno e coinvolgente
il primissimo Tex di Gianluigi Bonelli



Commenti

  1. A margine di questo articolo, mi piace rivelare alcuni giochi citazionisti - più o meno nascosti - che ho inserito nei titoli di alcuni paragrafi.
    Il paragrafo intitolato "Sono gli anni Novanta, bellezza!" è un omaggio alla frase contenuta nel film "L’ultima minaccia" ("Deadline" – U.S.A., 1952), con un Humphrey Bogart monumentale. 'È la stampa, bellezza! E tu non puoi farci niente'.
    "Qualcosa è cambiato" è l'albo di Mister No #364 (settembre 2005) in cui Nolitta dà il via all'ultima saga dell'antieroe americano. A sua volta, Nolitta ha probabilmente ha citato il titolo italiano di un film molto noto: "As Good as It Gets" (1997), diretto da James L. Brooks, con Jack Nicholson e Helen Hunt, entrambi premiati con l’Oscar per le loro interpretazioni. Il titolo italiano, come spesso accade, non è una traduzione letterale ma una scelta 'di atmosfera': suggerisce la trasformazione interiore del protagonista, quel lento e imperfetto movimento verso una vita più aperta e più umana.
    Il paragrafo "Il segno del coraggio" è un omaggio a un classico albo zagoriano scritto da Guido Nolitta e disegnato da Gallieno Ferri, Zagor #150.
    "Futura", come molti avranno intuito, è un preciso riferimento all'omonima canzone di Lucio Dalla inserita nel disco "Dalla", pubblicato nel 1980.

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