Zanzibar parte I — l’isola che si apre

Alcuni viaggi iniziano prima della partenza, altri solo quando cambia l'atmosfera e il tempo sembra fermarsi. Così è stato per Zanzibar: un arrivo dolce che ci ha invitato a lasciarci andare. In questa prima parte raccontiamo il periodo che va dalla Vigilia di Natale alle prime escursioni a nord dell’isola.

Le fotografie sono state realizzate da mia moglie Anna Maria e dal soprascritto; gli scatti sono stati fatti in gran parte con il Samsung S25 FE di mia moglie, per via della maggiore qualità dei sensori rispetto al mio Samsung A13. La composizione grafica delle immagini è stata compiuta con l’applicazione Phototastic per Windows 11. La mappa interattiva della prima parte del nostro tour a Zanzibar la trovate qui.

Mappa vintage di Zanzibar, realizzata con l'AI
di Microsoft Copilot.

Un breve cenno storico

L’arcipelago di Zanzibar, un tempo sultanato indipendente e crocevia delle rotte dell’Oceano Indiano, nel 1964 si unì al Tanganica dando vita alla Tanzania, pur mantenendo una forte autonomia interna. L’isola conserva ancora oggi una propria identità culturale, frutto di secoli di incontri tra Africa, Arabia e Asia. Stone Town, patrimonio UNESCO, ne custodisce la memoria architettonica e mercantile. Questo equilibrio tra storia distinta e appartenenza nazionale definisce lo Zanzibar contemporaneo.

I colori di Stone Town.
La preparazione e il viaggio verso Zanzibar

La nostra avventura a Zanzibar è stata il risultato di una pianificazione accurata iniziata con largo anticipo. Già a marzo, infatti, abbiamo acquistato i biglietti aerei, assicurandoci così la certezza della partenza. Successivamente, ci siamo dedicati all’organizzazione degli alloggi, scegliendo di soggiornare dal 24 al 26 dicembre a Stone Town e dal 26 dicembre al 3 gennaio 2026 a Nungwi.

Aeroporto di Fiumicino.

Parallelamente, abbiamo raccolto informazioni sui luoghi da visitare, sulle escursioni imperdibili e su tutti gli aspetti pratici come i visti e le assicurazioni sanitarie, fondamentali per affrontare il viaggio con serenità. Il 22 dicembre abbiamo portato il nostro cane Ettore nella pensione (Pet therapy - La tribù dei nasi freddi) dei bravissimi Cristiano e Noemi, a Monte Urano.

Il 23 dicembre, finalmente, il viaggio ha preso forma: siamo partiti da Fiumicino con ITA Airways, diretti a Ginevra. Sul volo Ginevra/Addis Abeba, sedeva accanto a noi una signora anziana di origini orientali, desiderosa di conversare. Con un po’ di italiano e inglese, ci ha raccontato di essere vietnamita, trasferitasi a Ginevra da giovane per studiare, dove ha sposato uno svizzero e ha avuto due figli ormai adulti. Viaggiava con loro e le rispettive famiglie verso i parchi nazionali in Tanzania per poi proseguire la vacanza a Zanzibar. Questa è la vera magia del viaggio: scoprire storie uniche e apprezzare la meraviglia e la diversità della vita, aprendosi alle molteplici esperienze umane nel mondo. Un piccolo aneddoto, che Anna Maria ed io ricordiamo con affetto e gratitudine. Alle 21:30, l’Airbus A359 di Ethiopian Airlines è decollato per Addis Abeba, dove siamo arrivati alle 06:05 ora locale del 24 dicembre (in quel quadrante, EAT, stanno due ore avanti). Dopo una breve attesa, alle 10:30 siamo ripartiti alla volta di Zanzibar, atterrando alle 12:55, pronti ad immergerci nell’atmosfera dell’isola.

Aeroporto di Ginevra.
24 dicembre — L’arrivo

All’aeroporto ci siamo occupati delle pratiche necessarie; Abdul di Zanzibar, la guida con cui ci eravamo messi d’accordo settimane prima, insieme al tassista, ci ha accompagnato a Stone Town, dove abbiamo raggiunto il nostro hotel. Il tragitto dall’aeroporto verso il cuore della città è un primo assaggio di Africa: strade trafficate, donne avvolte in coloratissimi kanga, profumi speziati che si insinuano nell’aria e bambini intenti a giocare ai bordi delle vie. Dopo il lungo viaggio aereo notturno, abbiamo subito avvertito lo sbalzo tra l’inverno italiano – pur in quel periodo non particolarmente rigido – e il caldo umido dell’Isola. È stato come avere un phon che sparasse aria calda addosso, ricordandoci in maniera potente di essere davvero altrove.

Aeroporto di Addis Abeba: pronti a salire sul volo per Zanzibar.

Arrivati in hotel, nel centro storico della città, abbiamo compreso come le concezioni per noi usuali in Europa non valgono più in Africa. L’Emerald Palm Boutique Hotel è un piccolo gioiellino di stile coloniale, in cui le stanze si raggiungono salendo su strette scale in legno. L’arredamento e lo stile richiamano la cultura indiana ed è un luogo che ha il suo fascino. Ovviamente non è un hotel per chi ha difficoltà deambulatorie.

Emerald Palm Boutique Hotel.
Dopo esserci riposati in camera, siamo usciti tra i vicoli di Stone Town e, probabilmente eccessivamente timorosi, abbiamo cercato di memorizzare i riferimenti per ritrovare il vicolo del nostro hotel. La città, al tramonto, si è rivelata un labirinto affascinante di stradine strette, porte intagliate e suoni che si mescolano all’odore del mare. Abbiamo camminato piano, osservando le case di pietra corallina e ascoltando le voci che si rincorrevano tra i muri antichi.

La sera, senza allontanarci troppo, abbiamo mangiato nel ristorante dell’Antonio Garden Hotel che, dal vicolo, si apre all’interno su uno splendido giardino con piscina annessa: abbiamo cenato molto bene in un rilassante tepore serale. Non abbiamo timore di confessare che, nonostante la breve distanza dall’hotel, abbiamo faticato non poco per ritrovare la via di casa, complice anche la non connessione dei nostri telefoni. Con l’aiuto di un abitante, siamo tornati una mezz’oretta dopo in hotel, chiudendo così in maniera serena la Vigilia di Natale.

Antonio Garden Hotel: il ristorante.
25 dicembre — Un Natale diverso

La giornata di Natale a Zanzibar non è iniziata nel migliore dei modi: dopo la colazione in hotel, chi scrive ho dovuto fare i conti con un lieve disturbo digestivo, probabilmente dovuto allo stress del lungo viaggio e del netto cambio climatico, non certo al cibo. Mia moglie Anna Maria, infatti, non ha avuto nessun problema. Questo piccolo inconveniente ci ha costretti a modificare i nostri piani, rallentando il ritmo e concedendoci il tempo necessario per recuperare le energie.

Natale oceanico a Stone Town.
L'atmosfera dell'isola, però, sembra avere un effetto benefico (grazie anche ai probiotici): con il passare delle ore, il disagio si è attenuato, lasciando spazio a un senso di sollievo netto. Era come se Zanzibar, con la sua tranquillità e i suoi ritmi lenti (pole pole come dicono qui), avesse iniziato a rimettere le cose al loro posto, regalandoci la possibilità di assaporare in pieno la magia di un Natale diverso, lontano da casa ma immersi in una dimensione nuova e sorprendente.

26 dicembre — Storia, spezie e un nuovo orizzonte

La giornata del 26 dicembre si apre con una nuova guida: Lumi, collaboratore di Abdul, ci accompagna alla scoperta di Stone Town, in un viaggio nella memoria e nella cultura della città. Passeggiando tra i vicoli, restiamo affascinati dalle celebri porte intagliate che impreziosiscono le abitazioni, veri e propri capolavori artigianali che raccontano la storia e le influenze di Zanzibar.

Camminando tra le strade di Stone Town.

Tra le tappe più significative del nostro percorso spicca il museo dedicato a Freddie Mercury (il biglietto d’ingresso costa 8 $), icona della musica internazionale e figlio illustre di questa terra. La visita ci offre l’occasione di conoscere meglio la sua storia, strettamente legata all’anima cosmopolita dell’isola.

Freddy Mercury House.
Lasciata la città, saliamo sul taxi noleggiato dalla nostra guida e raggiungiamo la Spice Farm, dove i profumi intensi delle spezie si diffondono nell’aria, evocando racconti di commerci e tradizioni millenarie. L’esperienza sensoriale tra piante di chiodi di garofano, cannella e vaniglia arricchisce il nostro viaggio, lasciando impressa nella memoria una tavolozza di aromi e colori. Abbiamo scelto di portare con noi qualche frammento dell’isola: spezie raccolte dalle mani sapienti delle donne del villaggio, profumi e saponette nate dagli stessi aromi che riempiono l’aria. Degli acquisti che, oltre a favorire l’economia locale, sono dei piccoli doni, memoria viva di Zanzibar.

Spice Farm.
Nel pomeriggio, dopo l'intensa esperienza verde, ci dirigiamo verso nord, a Nungwi, dove ci attende il Pineapple House. Il trasferimento segna un cambio di ritmo: dalle suggestioni storiche e culturali della città passiamo alla vivacità della costa, pronti ad aprirci a un nuovo orizzonte di esperienze. Luana, la proprietaria, ci ha accolti calorosamente e accompagnati in camera. La struttura è ben curata e offre un ambiente tranquillo grazie ai colori tenui e ai dettagli scelti con gusto. Fin dal primo istante abbiamo capito di essere nel posto giusto, sensazione che ha trovato piena conferma nel corso del nostro soggiorno.

Pineapple House.
La sera, facendo tesoro delle varie indicazioni di Luana, scegliamo di recarci all’Opera Restaurant a Nungwi, un resort accessibile anche agli esterni. Il locale offre piatti di qualità e un servizio curato, anche se i prezzi sono più alti rispetto ad altri ristoranti. Comunque sia, è stata una degna conclusione per la nostra prima serata nel nord-ovest di Zanzibar.

Opera Restaurant.
27 dicembre — Prison Island e Nakupenda

La giornata inizia presto al Pineapple House, dove una colazione fresca e colorata ci dà la carica per l’avventura: frutta esotica dai profumi intensi, il sapore rotondo del caffè speziato e il brusio gentile del giardino. Nel tiepido mattino africano prepariamo lo zaino: crema solare, cappello, costume, teli e una bottiglia d’acqua fresca. Abdul ci attendeva con la sua tipica energia e positività: Ogni minuto in cui sei arrabbiato, è un minuto che togli alla felicità, ripeteva spesso il Nostro.

Salpiamo su una tipica barca zanzibarina fendendo le acque turchesi. Il vento salato accarezza il viso, il rumore ritmico delle onde accompagna il nostro viaggio. Sbarcati su Prison Island, Abdul ci racconta la storia della prigione, di schiavitù e di malattie un tempo endemiche ecc. Dopo vari giri e scoperte, arriva finalmente l’incontro con le tartarughe giganti di Aldabra (un atollo delle Seychelles): creature enormi, dal carapace scuro e rugoso, che si muovono lente nell’ombra degli alberi. Il silenzio è interrotto solo dal bisbigliare degli uccelli e dal fruscio delle foglie. L’esperienza dura circa un paio d’ore, tempo perfetto per lasciarsi avvolgere dal fascino di questo luogo unico.

Prison Island.
Lasciata Prison Island, la barca ci porta verso Nakupenda, il cui nome in swahili significa ti amo: una striscia di sabbia bianchissima che emerge e scompare come per magia, seguendo il respiro delle maree. All’arrivo, l’acqua cristallina e trasparente lascia intravedere banchi di piccoli pesci, e la sabbia, così fine sotto i piedi, è piacevolmente fresca. Il profumo della grigliata di pesce, preparata da Abdul e soci sulla spiaggia, diventa infine un gradevole e indispensabile momento di convivialità. Una nota a margine: la sabbia di Zanzibar non scotta perché è composta quasi interamente da corallo bianco e frammenti di conchiglie, materiali che riflettono la luce solare invece di assorbirla. Lo stesso fenomeno si trova in molte spiagge coralline del mondo, dove la sabbia resta sorprendentemente fresca anche sotto il Sole forte.

Nakupenda.
Il viaggio di andata e ritorno dall’escursione, inoltre, ci permette di conoscere due coppie che diventeranno presto compagni di altre avventure. Maria Antonietta ed Enzo, dalla solare Puglia, e Ilaria e Roberto
, da Volterra, ci raccontano le loro prime impressioni sull’isola, le aspettative e le emozioni condivise. C’è subito sintonia: tra scambi di consigli e risate, si crea quell’intesa speciale che spesso nasce in viaggio, quando si condividono esperienze intense e autentiche.

Torniamo al Pineapple House soddisfatti e rilassati: la sera decidiamo di non uscire, sazi dell’abbondante pranzo a Nakupenda. Ci concediamo soltanto qualche fetta di panettone artigianale (che naturalmente abbiamo portato dall’Italia), condividendolo con Luana. La serata si è chiusa così: adagiati sui lettini al tepore della sera, con la compagnia di Winny, il nostro nuovo amico a quattro zampe.

Il nostro amico Winny.
28 dicembre — La pioggia e il nostro anniversario

Come è consuetudine, intorno alle otto della mattina Abdul ci aspetta fuori della nostra struttura: nell’auto siamo lo stesso gruppo del giorno precedente. Durante il viaggio, la pioggia si fa più insistente e, dopo svariati chilometri, Abdul si informa che anche a sud dell’isola sta piovendo a dirotto. Quindi, l’escursione viene annullata e tutti quanti rientriamo nei rispettivi alloggi. È l’occasione, per noi, per rilassarci al Pineapple House: iniziamo a catalogare le foto sul computer, mentre fuori il rumore della pioggia crea una colonna sonora ovattata e quasi meditativa, che ci invita a prenderci del tempo per noi stessi e per riflettere sulle esperienze vissute finora.

Nel pomeriggio il cielo si apre e noi ne approfittiamo per raggiungere la spiaggia di Nungwi, dove, dopo il bagno in mare, facciamo una lunga passeggiata. La spiaggia è ancora umida per la pioggia e i raggi del sole che filtrano tra le nuvole creano giochi di luce sull’acqua. Durante la camminata sul bagnasciuga, incontriamo di nuovo Matteo, un giovane Masai che ci racconta la sua storia e con cui abbiamo fatto amicizia: ci parla della sua terra, dei sogni e delle sfide quotidiane, regalandoci uno scorcio autentico sulla vita locale.

Sulla spiaggia di Nungwi con il nostro amico Matteo.
Carichi e rilassasti, la sera usciamo indossando le t-shirt personalizzate con il logo creato da Bruna Moretti (Semplicemente carta), che aveva già curato la grafica dei nostri coordinati nozze a tema crocus del Fiore zafferano per il matrimonio a Fabriano. La cena al Baraka ha concluso una giornata speciale, resa unica anche dalla pioggia, che ha aggiunto un tocco particolare alla nostra esperienza.

Zanzibar, 28 dicembre 2025: secondo anniversario, 
festeggiato al Baraka.
29 dicembre — Mnemba e i delfini

La giornata inizia prestissimo; al gruppo dei due giorni precedenti, si aggiungono una coppia di Napoli e la loro figlia, prossima alla laurea in Medicina. L’atmosfera è subito vivace e curiosa, con nuovi racconti e accenti che si intrecciano nella brezza mattutina. Si parte così per l’escursione a Mnemba, tra la ricerca dei delfini e momenti indimenticabili di snorkelling tra coralli e pesci colorati. Il mare, calmo e trasparente, invita a tuffarsi e a lasciarsi sorprendere dalle meraviglie di questo angolo di paradiso.

L’emozione è salita alle stelle quando, all’improvviso, alcuni delfini sono affiorati vicino alla barca. Il loro movimento elegante e spontaneo ha lasciato tutti senza fiato. Osservarli nel loro ambiente naturale, liberi e giocosi, ha aggiunto un valore speciale all’esperienza.

Atollo di Mnemba.
Nella foto in basso a sinistra, il nostro Abdul.
L’escursione di gruppo intorno all’isola di Mnemba è stata uno dei momenti più intensi e memorabili del viaggio. Una volta in acqua, i colori erano incredibilmente vividi: il turchese limpido del mare, le tonalità accese dei pesci tropicali hanno creato uno scenario quasi surreale. Il viaggio di ritorno è stato un lento e piacevole scivolare sul mare, accompagnati dall’allegria generale e dall’energia incontenibile di Abdul.

Sognando un'estate in inverno.
Torniamo tardi, ci facciamo la doccia e ceniamo velocemente al Coco Bello vicino alla struttura: ambiente spartano e senza infamia né lode. Per quella sera ci è andato bene così: non avevamo voglia di cercare altro e abbiamo preferito tenerci il piatto forte per la sera dopo.

Chiusura della prima parte

La prima parte del nostro racconto si chiude qui: ci sono ancora tante note da riordinare e quindi rimandiamo al prossimo mese per la seconda parte dell’avventura a Zanzibar. Nel frattempo, lasciamo che i ricordi di queste giornate si sedimentino come sabbia portata dal vento, pronti a essere ripresi e raccontati con nuovi dettagli ed emozioni. Seguiteci ancora, perché il viaggio non è finito: abbiamo ancora molto da condividere e vivere insieme.



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