domenica 29 dicembre 2013

Io, Zagor e Toninelli - 10,11, 12, 13, 14 e 15

Quinto appuntamento con il commento delle storie di Zagor scritte da Marcello Toninelli ristampate nel bel formato di Repubblica. A partire dall'avventura Zagor contro Zagor la serie si avvale della sua prima ristampa (per fortuna, in versione rivista e corretta): com'è ormai noto, quella edita dalla Bonelli (TuttoZagor) aveva cessato le pubblicazioni con il numero 235, con l'avventura Il marchio dell'infamia. Tra l'altro, seppur conosciamo in gran parte chi siano gli sceneggiatori, ora il loro nome verrà definitivamente ufficializzato. Tutte le schede, da cui ho tratto alcuni stralci (con delle modifiche qua e là), sono state pubblicate nello Zagor Index 201-300
Buona lettura.


Zagor Collezione Storica numeri (da sinistra a destra)  92, 93, 94


Zagor contro Zagor


La scheda è stata redatta da Giampiero Belardinelli.

Uno Zagor per nemico
Toninelli ha costruito una storia che mescola abilmente lo stile narrativo un po’ naïf  dello Zagor anni Sessanta con quello maturo degli anni Settanta. Inoltre ha recuperato un nemico storico apparso nell’avventura I due sosia (*ZAGOR 4/5): Olaf Botegosky, il sosia dell’eroe ideato da Ferri nel periodo in cui scriveva anche i testi. L'uomo è stato utilizzato magistralmente, grazie a un dirompente effetto sorpresa. Toninelli, all’inizio, ha abilmente nascosto l’identità del personaggio coinvolto nel complotto ordito dal capitano Macrae, ma soprattutto non ci ha mostrato il momento in cui il sosia si è sostituito a Zagor. Quindi, possiamo immaginare lo straniamento dei lettori quando, non sapendo che ad agire fosse Botegosky, hanno visto lo Spirito con la Scure aggredire brutalmente i suoi amici Kiowa. All’autore va riconosciuto l’indubbio merito di aver realizzato una situazione di notevole impatto emotivo.

Cinismo & utopia
L’avventura, oltre a un aspetto puramente dinamico, si arricchisce di profonde sfumature etico-razziali. A sottolineare la sua intensità è opportuno riportare l’interessante scambio di vedute tra il tenente Savery, il capitano Macrae e Zagor. Dice il tenente: Andiamo, Zagor! Voi sapete meglio di me che gli indiani hanno una concezione di vita troppo diversa dalla nostra perché sia mai possibile una reale integrazione tra noi e loro! Il capitano aggiunge: Anch’io credo che le insanabili differenze tra le due razze porteranno, attraverso scaramucce, velleitarie rivolte o vere e proprie guerre, all’estinzione dei pellerossa… Ribatte il tenente: Già… e tutto questo costerà intanto migliaia di vite umane: soldati, trapper, mercanti e pacifici coloni cadranno sotto i colpi degli indiani. Da un punto di vista freddamente logico, sarebbe auspicabile effettuare subito una massiccia offensiva contro il popolo rosso! Eliminati gli indiani verrebbero eliminati questi problemi! A questo punto, indignato, interviene l’eroe, con un discorso che è un compendio di tutta la sua filosofia: Io continuo a credere che si possa vivere fianco a fianco con gli indiani… e per fare in modo che ciò si realizzi, sono pronto a battermi contro ogni nemico della pace… compresi i sostenitori di ciniche teorie che, nascondendosi dietro pretese verità scientifiche, dimenticano il diritto che ogni essere umano ha di vivere!
Winter Snake

I discorsi dei due ufficiali rivelano una concezione della vita che non si discosta poi molto da quella teorizzata dai gerarchi nazisti sulla purezza della razza e che si contrappone alla concezione di pacifica convivenza ambita da Zagor

Winter Snake? Un amico!
Nell’avventura ritorna un personaggio di notevole spessore: Winter Snake, il fiero capo dei Kiowa apparso per la prima volta ne La marcia della disperazione (*ZAGOR 112/116) come nemico sui generis dell’eroe. Come auspicato al termine di quell’epica avventura, lui e Zagor sono ora amici. Ma anche in questa storia, il rapporto tra i due scivola, per colpa di cinici uomini bianchi, sul terreno dell’equivoco e dell’inganno. Zagor però, in virtù della sua generosa lealtà, riesce in seguito a ottenere la fiducia di Winter Snake: d’ora in poi saranno costantemente l’uno al fianco dell’altro come difensori dei diritti del popolo rosso. Toninelli, a parer mio, con Winter Snake ha realizzato una buona interpretazione del fiero personaggio. 

Agguato all'alba


La scheda è stata redatta da Giampiero Belardinelli.

Conflitti generazionali
Questa ennesima storia realizzata da Toninelli ha un incipit discretamente interessante, basato sui conflitti generazionali e sul confronto fra opposte visioni della vita. Da una parte c’è chi preferisce chiudersi nei confronti del mondo esterno con la speranza che ciò serva a conservare i valori di unità della famiglia; dall’altra c’è chi crede giustamente allo studio e quindi nella cultura come unica forma di emancipazione dall’ignoranza e dallo sfruttamento.

Un'esile trama gialla
Il racconto, nel proseguo, scende però notevolmente di tono. L’esilità della trama gialla è infatti mascherata da deboli colpi di scena e anche la rivelazione finale è totalmente insoddisfacente e poco appagante. L’autore senese ha voluto riallacciarsi allo *ZAGOR delle primissime storie nolittiane, senza però riuscire ad eguagliarne la freschezza narrativa.

La morte nell'aria


La scheda è stata redatta da Giampiero Belardinelli.

Gas AV-710
L’introduzione nella saga di *ZAGOR di un’arma di sterminio avveniristica rispetto al periodo in cui si svolgono le avventure del personaggio (tra il 1830 e il 1840) è decisamente intrigante e mostra la volontà di Toninelli di creare delle situazioni di estremo pericolo, che mettano in luce le capacità dell’eroe di venirne a capo. Purtroppo, lo sceneggiatore tende a circoscrivere la vicenda intorno ad avvenimenti minimi, che finiscono per smorzare le potenzialità del racconto. Il cattivo della storia, il sergente Marmaras, vuole semplicemente approfittare dell’invenzione di Verybad (il Gas AV-710) per impadronirsi delle paghe di tutta la guarnigione di Fort Bend, senza intuire la possibilità di vendere la terribile arma a qualche potenza straniera o a dei criminali con scopi molto più devastanti. La vicenda, quindi, si risolve in un frettoloso inseguimento, pur se insolito, a dei criminali che, tra l’altro, riescono continuamente a beffare l’eroe.

Verybad

Il diabolico Verybad
Inoltre, la caratterizzazione del professor Verybad è più seriosa (anche se Toninelli non lo stravolge) mentre quella nolittiana era più parodistica.

Futuro apocalittico
Nel racconto, per fortuna, non mancano dei momenti felici, in particolare nelle scene in cui Zagor insegue i sui avversari con una maschera antigas.  Insinuano nell’animo un’angosciante sensazione di straniamento e in esse troviamo una dirompente descrizione di un possibile futuro apocalittico (ciò che accadde nella Prima Guerra Mondiale, in cui fu fatto un uso massiccio di gas antiuomo, è tristemente noto). Inoltre, è anche apprezzabile la scelta di inquadrature verticali che, grazie alla regia di Toninelli, Donatelli rende con molta efficacia. 



Il battello degli uomini perduti


La scheda è stata redatta da Giampiero Belardinelli.

Un viaggio simbolico
Un’avventura fluviale realistica e quasi minimalista. Toninelli, in questa occasione, preferisce non cimentarsi con le tematiche epiche del capolavoro nolittiano Odissea americana — il rischio di rimetterci nel confronto era quasi inevitabile —, ma opta su argomenti più in linea con le sue corde di scrittore. Il racconto è anche un viaggio simbolico nell’animo umano, nei diversi caratteri che, messi dinanzi a delle responsabilità, mostrano l’autenticità delle loro personalità. È il caso dell’alcolizzato Oscar Pronzini, il quale non esita ad abbandonare i compagni pur di soddisfare il suo bisogno di whisky; egli dovrà subire la dura e sacrosanta reprimenda di Zagor, ma da quell’esperienza ne uscirà un uomo nuovo che, con ammirevole ostinazione, saprà riconquistare la fiducia dell’eroe e soprattutto riprendersi la dignità perduta.

La cultura dei Vigilantes
La storia è anche una condanna alla cultura dei vigilantes. La River Patrol, guidata dal bieco O’Bannion, utilizza metodi mafiosi e vuole sostituirsi alle autorità governative imponendo un regime di morte e paura contro chiunque tenti di ribellarsi. Per fortuna, sulla sua strada ha trovato uomini come Zagor e Greg, che hanno nell’animo lo stesso limpido sogno di libertà.

Un'avventura corale
Il piano che metterà fine all’esistenza della River Patrol viene però escogitato da uno dei comprimari, Kaplan, e non dall’eroe: una scelta magari non felicissima, ma che evidenzia il desiderio di Toninelli di esaltare il carattere corale dell’avventura. Tuttavia, spetterà a Zagor togliere di mezzo il bieco O’Bannion: un segno inequivocabile dell’importanza che ogni eroe deve avere all’interno di un racconto d’avventura.

Banack, l'eroe scnosciuto
La figura di Banack, invece, resta tutto sommato in secondo piano: la sua presenza è certo funzionale alla riuscita dell’impresa dei nostri eroi, ma purtroppo non vengono chiarite a sufficienza le situazioni che hanno portato alla nascita di un’amicizia così solidale tra lui e Zagor.

Terra maledetta


La scheda è stata redatta da Giampiero Belardinelli.

Un'avventura psicologica
Marcello Toninelli, con questa storia, raggiunge vertici creativi notevolissimi, coniugando avventura psicologica e ambientazioni fantastiche in maniera esemplare, un po’ come fece Nolitta in Odissea americana (*ZAGOR 87/89). I personaggi introdotti dall’autore senese sono  vivisezionati e approfonditi con un lirismo intenso ed evocativo. All’interno della compagnia teatrale di Lon Darnel troviamo un piccolo microcosmo di caratteri: Lon è un uomo colto e privo di pregiudizi, che ha saputo capire il dramma di Bush (un ragazzo portato da elementi senza scrupoli sulla cattiva strada, come nell'omonima canzone cantata da Fabrizio De André, scritta insieme a Francesco De Gregori) e gli ha dato, attraverso l’arte, una nuova possibilità di riscatto. È significativo che Zagor, anch’egli consapevole del dramma del giovane, rivolgendosi a un tipaccio sputasentenze dica: Chiudi il becco, grandissimo idiota, quel ladro è solo un povero ragazzo impaurito… e sono stati gli imbecilli privi di sensibilità come te, a renderlo così timoroso! Questa frase mette in luce uno degli aspetti della complessa personalità dell’eroe: Toninelli evidenzia come lo Spirito con la Scure non sia un banale castigamatti, ma un uomo che, prima di condannare, sa interrogarsi sui perché delle azioni. Anche lo sceriffo Trevor è un personaggio ricco di umanità, non uno di quegli uomini di legge in cerca di un colpevole qualsiasi da dare in pasto all’opinione pubblica. Egli pagherà con la morte il suo irraggiungibile desiderio di verità: uno dei tanti oscuri uomini di legge che, nell’anonimato, si sacrificano per un sempiterno ideale di giustizia. 

In un mondo da incubo!
L’avventura è anche e soprattutto un viaggio in un luogo dove la natura ha seguito un’evoluzione al di fuori delle regole conosciute, come nel romanzo Un mondo perduto di Arthur Conan Doyle (il creatore del detective Sherlock Holmes). In un’atmosfera da incubo, attraverso una terra popolata da terribili creature, il gruppo di uomini è costretto a convivere con un angosciante e opprimente senso di impotenza e imminente tragedia. La narrazione, infatti, ha il ritmo dell’epos omerico, dove i sopravvissuti restano segnati ineluttabilmente dal tragico destino che ha portato via molti dei loro compagni di avventura. Da notare, inoltre, l’omaggio a un’avventura di Flash Gordon nelle sequenze della folle cavalcata che i nostri eroi compiono in groppa a una sorta di struzzi preistorici, segnalato già nello Speciale Zagor di Collezionare (scritto da Burattini, Manetti e Monti) a pagina 11.

 I guerrieri della città sepolta


La scheda è stata redatta da Giampiero Belardinelli.

Città perdute
Le città nascoste sono un patrimonio letterario lasciatoci da scrittori come Henry Rider Haggard e Edgar Rice Burroughs, che ci hanno narrato, ad esempio, delle immaginifiche Kaloon e Kor il primo e di Opar il secondo. In quelle città perdute incontriamo principesse bellissime e crudeli, uomini ammaliati dal loro perfido fascino, gioielli favolosi… Toninelli, però, non ha saputo sfruttare al meglio un argomento così ricco di spunti avventurosi, limitandosi a imbastire una trama in cui tutto è giocato su un intrigo familiare poco interessante. In questa storia, tra l’altro, mancano anche quegli aspetti di esotismo che, nella stessa saga zagoriana, sono stati sfruttati con risultati discreti ne La città nascosta (*ZAGOR 50/51), di Melloncelli e Donatelli, e addirittura eccezionali in Agli ordini dello zar (*ZAGOR 125/128), di Nolitta e Donatelli. L’avventura toninelliana, inoltre, è debole nella caratterizzazione del villain di turno e dei comprimari, che in effetti sono abbastanza ordinari e indeterminati nelle psicologie.

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