Sette anni di viaggi


Amiamo le storie di viaggio. Non quelle perfette, patinate, costruite per essere consumate in un istante, ma quelle in cui due viandanti tornano a casa con qualcosa che non si vede nelle fotografie.

Negli ultimi anni, mia moglie Anna Maria e il soprascritto, abbiamo capito che il viaggio non è mai la meta, ma il modo in cui ti restituisce a te stesso. Dal 2018 al 2024 abbiamo camminato in luoghi diversi, vicini e lontani, e ognuno di quei viaggi ha lasciato un segno minuscolo ma indelebile. Non sempre li abbiamo raccontati. Non sempre li abbiamo capiti subito. Ma ogni volta abbiamo portato a casa qualcosa che non si può replicare, perché ognuno di noi – come ogni anima sensibile – è irripetibile.

Questo articolo è un ritorno: un filo rosso che unisce sette anni di strade, paesaggi, silenzi e scoperte. Sette anni, senza andare ancora in Tibet. Un piccolo atlante condiviso, prima di ripartire. Il nostro intento è quello di soffermarci, per ora, solo su alcuni di questi viaggi, considerando che ogni luogo ci ha comunque offerto tanto e ci ha cambiato la visione della vita. Nella tabella sottostante, l'elenco dei nostri tour con le valigie.

Anno e date

Luogo / tour

2018 (9–18 agosto)

Feldkirchen e dintorni (Carinzia), Austria

2019 (19–25 aprile)

Malta

2019–2020 (24 dicembre – 2 gennaio)

Gran Canaria

2020 (9–16 agosto)

Val di Chiana e dintorni

2021 (14–21 agosto)

Alleghe e dintorni

2021–2022 (26 dicembre – 2 gennaio)

Lisbona

2022 (13–20 agosto)

Kappl e dintorni (Tirolo), Austria

2023 (7–11 aprile)

Ibiza

2023 (9–18 agosto)

Val di Funes e dintorni

2024 (29 marzo – 2 aprile)

Istanbul












 

Feldkirchen e dintorni

Feldkirchen è stato il nostro primo vero viaggio all’estero insieme: quello che ti fa capire, chilometro dopo chilometro, che la strada non è un mezzo ma già parte della storia.
Il 9 agosto 2018 si parte prima dell’alba, con l’auto carica e gli occhi ancora mezzi chiusi: Tarvisio segna il confine e, quasi senza accorgercene, entriamo in Carinzia. Feldkirchen ci accoglie con la sua calma da cartolina austriaca: ordine, silenzio, case curate e una tranquillità rurale. Da lì la usiamo come base, facendo avanti e indietro come due esploratori con la mappa stropicciata in tasca.

Il Faaker See: sullo sfondo il Kepa.

La Carinzia, poi, gioca la carta migliore: i laghi. Ne vediamo tre—Wörthersee, Ossiacher See e Faaker See—e ognuno ha il suo carattere; il Faaker, però, ci strega. C’è un sentiero ad anello che si infila nel bosco, tra ristorantini e casette sull’acqua, e davanti a Egg am Faaker See il panorama si fa teatro: a sud, al confine con la Slovenia, le Caravanche (Karawanken) e, con la sua iconica forma, il Mittagskogel (Kepa), piramide perfetta da 2145 metri. Nel tardo pomeriggio, quando la luce del sole si abbassa all’orizzonte, le acque del lago si tingono di un colore verde-grigio che creano un’atmosfera incantata.

Klagenfurt.

Poi arrivano le città, ognuna con il suo ritmo. Klagenfurt (capitale del Land) ci prende per mano con il centro storico vivace: facciate eleganti, portici, vetrine che invitano a entrare e uscire senza fretta. Il 13, nel pomeriggio, cambiamo prospettiva e saliamo al Pyramidenkogel: una torre di legno e acciaio che sembra una passerella nel cielo, da cui la Carinzia si apre in grandangolo—laghi, colline, montagne e boschi fittissimi, tutti insieme.

La veduta dal punto più alto della Pyramidenkogel: sullo sfondo il Wörther See.

Anche Velden merita una sosta: distesa sul Wörther See, ha quell’aria un po’ mondana e un po’ sportiva, dove il lago detta le regole e le montagne, lì dietro, chiamano all’escursione. E se ti va un tocco da film, c’è anche il casinò: luci, eleganza e un’atmosfera da scena di 007. Qualche giorno dopo, spostandoci a nord-est rispetto a Velden, ci aspetta la sagoma inconfondibile di Hochosterwitz, il castello a livelli che sembra salire verso il cielo a colpi di porte e bastioni.

Una delle torri del Hochosterwitz.

Chiudiamo il viaggio a Villach, adagiata sul fiume Drau: una passeggiata in quello scrigno architettonico rappresentato dal centro storico della città, e quella sensazione—dolcissima—di aver messo in valigia più di quanto siamo partiti.

Gran Canaria – Un Natale oceanico

Arrivare a Gran Canaria la Vigilia di Natale è un piccolo rito: Madrid sparisce dietro le nuvole e l’Atlantico si prende la scena. Atterriamo nel tardo pomeriggio con un cielo così limpido da sembrare nuovo di zecca: qui l’inverno fa finta, e lo fa bene.

Las Palmas: la Cattedrale di Santa Ana.

A Las Palmas respiriamo sale e città: Santa Catalina e il porto, Triana in versione pastello, poi Vegueta—pietra scura, vicoli stretti, e la Cattedrale di Santa Ana. Il giorno dopo cambiamo passo: Castillo de la Luz (dove c’era una mostra sulle opere di Martin Chirino), spirali di ferro e vento in faccia; quindi, Las Canteras, dove persino il presepe nasce dalla sabbia.

Puerto de Mogan.

Lasciamo Las Palmas il 26 dicembre e proseguiamo la vacanza a sud: qui l’isola cambia pelle. Uno dei luoghi più suggestivi in questa parte di Gran Canaria è Puerto de Mogan, con il suo bianco abbagliante e i canali da cartolina. Altro luogo iconico è Maspalomas, dove le dune fanno deserto e il faro tiene il tempo.

Le dune di Maspalomas.

Il 28 dicembre, al faro, abbiamo visitato la mostra dedicata all’Apollo 11: Maspalomas fu una delle stazioni chiave che permisero agli astronauti di comunicare con Houston; da lì vennero ricevuti e ritrasmessi verso gli Stati Uniti i segnali vocali provenienti dalla Luna. Infine, Telde, più quieta e quotidiana, tra piazze, basiliche e una sosta dolce. E quando l’anno si chiude a San Bartolomé de Tirajana, capiamo che non è stata solo una fuga dal freddo: è stata una scorta di luce, da usare al bisogno.

La mostra sull'Apollo 11.

Lisbona – Un Capodanno di luce sul Tago

Siamo partiti il 26 dicembre 2021, lasciandoci alle spalle il grigio ambiente invernale mentre l’aereo ci portava verso Lisbona. L’arrivo nello storico quartiere Alfama ha il sapore delle prime volte: vicoli ripidi, piccole botteghe, e il tepore di un monolocale che in pochi minuti diventa casa. Il giorno dopo ci perdiamo tra i belvedere, dal Miradouro de Santa Luzia alla Lisbona alta, tra azulejos, tetti rossi e scorci sul Tago.

Panorama dal Miradouro de Santa Luzia.

Il 28 dicembre è dedicato all’Oceanário: un’immersione nel blu, tra squali, razze e la giravolta curiosa della lontra marina. Poi un pranzo da ZeroZero e un volo in funivia sul Parque das Nações, con la città che scorre sotto come un modellino. In serata, però, abbiamo fatto una piccola missione: cercare la stazione ferroviaria di Rossio, per capire dove fosse e orientarci in vista dell’escursione del giorno seguente.

L'Oceanário.

Il 29 dicembre ci accoglie a Sintra, raggiunta in treno, dove l’aria sa di bosco e di pietra antica: saliamo tra le mura del Castelo dos Mouros e poi ci lasciamo abbagliare dai colori irreali del Castelo da Pena. Infine, visitiamo il borgo definito da Lord Byron glorioso Eden, un luogo la cui bellezza artistica attraversa le epoche parlando a chiunque abbia lo sguardo e il cuore aperto.

Lord Byron ha lasciato la sua eredità letteraria
nel borgo di Sintra.

Una veduta della Fortezza di Sintra.

Il 30 dicembre è il giorno di Belém: il Mosteiro dos Jerónimos, il Monumento alle Scoperte, la Torre di Belém; e poi il Cristo Rei, raggiunto attraversando il Ponte 25 de Abril, con il vento del fiume che scompiglia i pensieri. 


Il Ponte 25 de Abril, ispirato all'iconico ponte di San Francisco.

La sera, nell’Alfama, cambia la musica: prenotiamo la cena nel locale Sr. Fado, dove oltre ai piatti tipici della tradizione lisboeta, Marina Duarte, accompagnata alla chitarra dal marito (la coppia è proprietaria del locale) e da un ospite, noto chitarrista, ci strugge l’anima con canzoni malinconiche e nostalgiche per gli amici lontani, gli amori perduti ecc., tempi portanti del Fado.

Marina Duarte intona la malinconia del Fado.

Il 31 dicembre scorre lento, fatto di passi senza meta: l’arrivo in taxi a LX Factory, ex polo industriale nato nella seconda metà dell’Ottocento, oggi riconvertito in uno dei cuori creativi di Lisbona. 

LX Factory: scorci underground.

Al ritorno in centro, una lunga passeggiata accompagnati da un tramonto sul Tago che sembra promettere bene. Poi la cena in rosso e l’attesa che si stringe, fino all’arrivo del 2022 in una Praça do Comércio tiepida e luminosa, dove la città festeggia come se il fiume potesse portare via, con sé, tutto il superfluo.

Tramonto di fine anno sul Tago.

Il 2 gennaio, intorno alle sette di mattino, chiudiamo la porta dell’appartamento e salutiamo Lisbona con gratitudine. Un viaggio intenso, pieno di colori e di attese mantenute, una piccola riserva di luce da riportare con noi.
2 gennaio 2022, ore 07:00. Un ultimo sguardo al vicolo del nostro
appartamento e pronti a salire sul taxi in direzione dell'aeroporto. 

Kappl e dintorni – Tra passi d’alta quota e silenzi tirolesi

Arriviamo a Kappl nel tardo pomeriggio del 13 agosto, quando la luce comincia ad abbassarsi e le montagne si fanno più vicine, quasi a chiudere la valle in un abbraccio. Il viaggio è stato lungo, ma basta entrare all’Apart Sebastian—affacciato sui pendii verdi—per sentire che siamo nel posto giusto. La sera la lasciamo scorrere senza fretta: due passi, aria fresca, e quel silenzio pieno che solo certe valli sanno offrire.
La domenica ci sveglia con il sole: l’aria è pulita, il cielo sembra appena lavato. Giriamo Kappl a piedi, fino al campanile del paese e al fiume Trisanna, che corre veloce e freddo come se avesse fretta di arrivare a valle. Poi cambiamo scenario e andiamo a Ischgl, elegante e un po’ mondana; e, quasi per caso, finiamo dentro una piccola festa tirolese, di quelle che ti fanno sentire ospite e spettatore allo stesso tempo.

Il punto più alto della Silvretta Hochalpenstraße: 
passo Bielerhöhe, a 2.032 m.s.l.m.


Il 15 agosto è il giorno della meraviglia. Prendiamo la Silvretta Hochalpenstraße, la strada dei sogni delle Alpi: tornanti che salgono con pazienza, specchi d’acqua artificiali, e panorami che cambiano a ogni curva come pagine sfogliate in fretta. È una strada a pedaggio, ma con la Silvretta Card Premium, oltre all’uso illimitato di funivie e seggiovie nel Paznaun e a Samnaun (con trasporto bici), si ha l’accesso, per il periodo del soggiorno, anche alla Silvretta Hochalpenstraße, rendendo più semplice muoversi tra le valli. 

A Gaschurn, sull’altro versante, ci concediamo una pausa semplice—cappuccini e strudel—poi saliamo con la Versettla Bahn fino a quota 2014 metri e camminiamo tra boschi e sentieri sospesi, con l’impressione di respirare più spazio del solito.

Il giorno dopo ci aspetta Sunny Mountain: laghetti, passerelle, percorsi immersi nel verde—un modo gentile di stare in quota. Poi arriviamo al Lago di Kops, e lì capiamo perché certi posti restano addosso: acqua scura, vento leggero e una calma che sembra fatta apposta per rallentare i pensieri. Nel pomeriggio saliamo ancora, con l’Alpkogelbahn: sopra, l’aria è più fresca e il silenzio delle vette ci accompagna fino al rientro.

Il lago artificiale di Kops.

Il 17 agosto cambiamo completamente ritmo e andiamo a Innsbruck. Entriamo in città dal Triumphpforte e, passo dopo passo, ci facciamo inghiottire dal centro: il Tettuccio d’Oro che brilla anche quando il sole gioca a nascondino, le case colorate lungo l’Inn, una sosta all’Hard Rock Cafe e poi l’Hofburg, dove la storia sembra avere ancora le chiavi di casa. La sera rientriamo stanchi, con la testa piena di facciate, dettagli e nomi nuovi.

Il Triumphpforte e, a destra, il Tettuccio d'Oro a Innsbruck.

Il 18 agosto puntiamo verso Bregenz, attraversando la panoramica Bregenzerwaldestraße: una strada che ti costringe a guardare fuori dal finestrino, perché ogni tratto ha qualcosa da dire. Per qualche ora lasciamo il Tirolo e raggiungiamo il Vorarlberg. In città ci muoviamo tra la parte bassa e quella antica, poi la Cattedrale di San Gallo e il lungolago del Bodensee (noto da noi come lago di Costanza), dove l’acqua sembra allungare i confini. Chiudiamo con il celebre palco galleggiante del Bregenzer Festspiele: un’idea quasi irreale, sospesa tra spettacolo e paesaggio.

Bregenz vecchia e il lago di Costanza.

Il 19 agosto la mattina si apre con la pioggia, di quelle che fanno venire voglia di restare fermi ad ascoltarla. Aspettiamo che passi e poi torniamo a Ischgl: prendiamo la Silvretta Bahn A1 e saliamo fino a quota 2321 metri. Su, tra sentieri e rifugi, le nuvole si muovono veloci e i panorami si aprono come quinte teatrali.

Uno sguardo alpino sopra Ischgl.

Il 20 agosto è il giorno dei saluti: le valigie pronte, un’ultima foto all’appartamento, e il Tirolo che resta nel cuore, con i suoi tornanti, i suoi laghi e la sua luce d’agosto.

Istanbul – Tra minareti, gatti e traversate sul Mar di Marmara

Il viaggio comincia all’aeroporto di Fiumicino, con un misto di sonno e impazienza: dopo una lunga notte in strada (da Porto Sant’Elpidio all’aeroporto in pullman), ci imbarchiamo sul volo TK1862 della Turkish Airlines diretto a Istanbul. Atterriamo che siamo stanchi, ma felici di esserci; lasciamo i bagagli all’Orka Royal Hotel e, anche se le energie sono poche, sentiamo già che la città non aspetta.
La prima serata è un assaggio gentile: ceniamo in un locale vicino all’hotel e poi usciamo a camminare, senza una direzione precisa, tra vie vive e colorate. Istanbul ci viene incontro con i suoi rumori e le sue luci, come se volesse farci capire subito che qui tutto scorre più in fretta.
Il giorno dopo lo iniziamo con una colazione ricca, di quelle che ti rimettono insieme. Poi ci dirigiamo verso il Ponte di Galata e attraversiamo la città fino a Karaköy: un quartiere pieno di energia, con la Torre di Galata che sembra guardarci dall’alto mentre noi ci infiliamo tra negozi vintage, caffè e scorci che cambiano a ogni angolo.

Il quartiere Karaköy.
 
In mezzo a tutto questo, troviamo anche un angolo inatteso: la Basilica di Sant’Antonio da Padova, la più grande chiesa cattolica di Istanbul. Dentro c’è una calma diversa, fatta di archi e silenzi, e per un momento la città resta fuori, come se qualcuno avesse abbassato il volume.
Uno dei giorni più belli lo misuriamo sull’acqua e sulle distanze: restiamo qualche minuto a guardare i traghetti che tagliano il Bosforo, in partenza uno dopo l’altro, come se la città avesse sempre un altrove da raggiungere. Poi rientriamo in hotel e ci concediamo una pausa lenta e rigenerante nella SPA.
Carichi e pieni di energia, ci incamminiamo verso la Moschea Blu. Dal vivo le sue ceramiche turchesi non sono solo colore: sembrano trattenere luce. Entriamo in silenzio e, per un attimo, tutto si fa più grande e il tempo sembra quasi irreale.

La Moschea Blu.

A Pasqua cambiamo ancora scenario: un giro in battello sul Mar di Marmara ci porta fino all’isola di Heybeliada. Lì camminiamo tra profumi di macchia mediterranea e salite tranquille, e pranziamo con il mare davanti—uno di quei momenti semplici che diventano subito ricordo.

Attraversando il Mar di Marmara in direzione dell'isola Heybeliada.

Il 1° aprile mattina visitiamo il Gran Bazar, con la sua confusione organizzata e i colori che ti inseguono. E poi ci sono loro, i gatti di Istanbul: ovunque, liberi e padroni delle strade. Torniamo ancora a Karaköy per qualche ora di shopping e per quell’atmosfera un po’ ruvida e un po’ creativa che, ormai, riconosciamo come familiare.

A Istanbul non potevamo non gustare il thè e gli invitanti dolci della tradizione ottomana.

Nel pomeriggio attraversiamo di nuovo il Ponte di Galata e, al ritorno verso l'hotel, visitiamo la Moschea Yeni Cami, con la sua imponenza che sembra tenere insieme cielo e pietra. La sera, invece, la dedichiamo ai sapori: dolci tradizionali e thè, cene tipiche, come quella da Garden Mezze, finché anche il palato, a modo suo, impara la città.
Il 2 aprile arriva presto: colazione in hotel, un ultimo sguardo fuori, e poi un taxi verso l’aeroporto. Ripartiamo con la sensazione di aver raccolto molto più di quello che pensavamo: un intreccio di acqua e pietra, di quartieri diversi, di passi e soste che restano nell’anima.


A seguire, raccolti in un unico elenco, trovate tutti i link degli articoli dedicati ai nostri viaggi del 2025.

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